http://www.youtube.com/watch?v=TeiEh8HKlos
Secondo giro di boa.
"Siate marinai finchè il mare vi libererà"
L'increspatura mentale di queste settimane è una ruga sulla fronte. Tre rughe per ogni emozione.
Nel mare navigo, io non so ancora camminare sull'acqua.
Il mio percorso unico: perchè il vero viaggio sono le persone.
giovedì 10 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
domenica 6 ottobre 2013
Nebbia e tabasco.
Venerdì un lampo, ha illuminato tutta la valle difronte la mia finestra. Il cupo rumore non mi ha spaventato, anzi mi ha emozionato come se avesse risvegliato in me il piccolo demone che voleva andare a dormire.
La luce fu seguita da uno scroscio prepotente di pioggia. Tra le varie battute di come gli angeli pisciano, la madonna squirta, suona il telefono.
C. e M. contemporaneamente da sotto tetti diversi mi chiedono se sono al riparo dalla pioggia.
Un pensiero dolce, che ho accompagnato immaginando di scappare da lei per stingerla sotto un piumone, ad ascoltare dio che da lassù ce le manda di santa ragione.
Resto a casa. Scrivo tutto quello che non sono riuscito a dirle in pochi minuti in biblioteca. Glielo vorrei inviare, ma lei insiste a vederci.
Una camicia bianca e una giacca di pelle. Mi sento intonato a questa Siena, che sembra bagnata per me. L'aspetto in P.zza del Mercato. Mi sfiora la spalla, mi volto le sorrido, mi alzo , non la bacio.
Con un fievole voce le dico che il suo è stato un pensiero dolce, quello di chiedermi se ero al riparo dalla pioggia. Ci muoviamo in silenzio, guardandoci con la coda dell'occhio.
Ci poggiamo ad ammirare la nebbia che pian pian scopre la torre del Mangia.
Come stai?
Domanda che vuol preludere a tutto quello che ho nello stomaco, il mio e il suo.
Ho solo chiaro una frase in mente. Man mano che le dicevo quello che voglio e quello che penso mi sentivo sempre più lontano da lei. Avevo raggiunto la cima della torre e vedevo noi. In quel banco di nebbia che copriva il mio volto i vedevano solo i fili di nebbia che impastavano le mie mani. Mani che si muovevano smaniose, graffianti che si massaggiavano e torturavano. Non riuscivo a sciogliere più i miei nodi. Sono rimasto in silenzio davanti alle sue lacrime. Non avevo neanche un fazzoletto per asciugare il suo sale.
Apri gli occhi.
Ho fumato un pacchetto da dieci in un'ora.
Ritorno a casa con la fiducia riposta dalle sue mani nelle mie. Ritorno a casa sotto la pioggia. Non è un addio è un arrivederci.
I suoi occhi, i suoi occhi, li vedo dovunque poggio lo sguardo assorto.
Sapere di esistere e vivere allo stesso ritmo di respiro e non poterlo farlo insieme è un suicidio. Ho scelto di suicidarmi prima che il crimine lo commettesse il tempo a sciupare questo ardore. E' un peccato? E' il destino? E' il karma? Sono io?
Le cose succedono, non avevo mai incontrato finora nessuno.
A casa mangiamo tra le candele un buon cous cous con patate, zucchine, melanzane, peperoni e carote. La buona S. è tanto cara e premurosa. La cena si accompagna a un barbera frizzante che si dissolve come l'acqua. Il progetto eccitante per la serata era vedere un film dopo aver portato fuori Sisma (adorabile cagnaccia, dolce e malinconica).
DEGRADO E DEGENERO.
In M. ho trovato il compagno di sbronze.
La signorina tequila accalorata per via della presenza del tabasco, ci dilata il gotto. Avidi di far vivere solo lo zeigst che è in noi, chiamiamo i nostri amici Jack, Glen, Grant, Giovanni Peroni, e Jhonny. Bighelloniamo per tutta Siena, importuniamo molte ragazze. E con il cappuccio nero in testa, il mio giacchetto di pelle torvo giro, parlo, chiedo, incuriosisco, e rifletto che l'alcool non mi disinibisce, perchè io sono già vino.
Se la nebbia mi offuscava la vista, il tabasco è riuscito a far scorrere meglio i battiti, di questo caldo rosso e promettente Ottobre.
Nebbia e tabasco.
La luce fu seguita da uno scroscio prepotente di pioggia. Tra le varie battute di come gli angeli pisciano, la madonna squirta, suona il telefono.
C. e M. contemporaneamente da sotto tetti diversi mi chiedono se sono al riparo dalla pioggia.
Un pensiero dolce, che ho accompagnato immaginando di scappare da lei per stingerla sotto un piumone, ad ascoltare dio che da lassù ce le manda di santa ragione.
Resto a casa. Scrivo tutto quello che non sono riuscito a dirle in pochi minuti in biblioteca. Glielo vorrei inviare, ma lei insiste a vederci.
Una camicia bianca e una giacca di pelle. Mi sento intonato a questa Siena, che sembra bagnata per me. L'aspetto in P.zza del Mercato. Mi sfiora la spalla, mi volto le sorrido, mi alzo , non la bacio.
Con un fievole voce le dico che il suo è stato un pensiero dolce, quello di chiedermi se ero al riparo dalla pioggia. Ci muoviamo in silenzio, guardandoci con la coda dell'occhio.
Ci poggiamo ad ammirare la nebbia che pian pian scopre la torre del Mangia.
Come stai?
Domanda che vuol preludere a tutto quello che ho nello stomaco, il mio e il suo.
Ho solo chiaro una frase in mente. Man mano che le dicevo quello che voglio e quello che penso mi sentivo sempre più lontano da lei. Avevo raggiunto la cima della torre e vedevo noi. In quel banco di nebbia che copriva il mio volto i vedevano solo i fili di nebbia che impastavano le mie mani. Mani che si muovevano smaniose, graffianti che si massaggiavano e torturavano. Non riuscivo a sciogliere più i miei nodi. Sono rimasto in silenzio davanti alle sue lacrime. Non avevo neanche un fazzoletto per asciugare il suo sale.
Apri gli occhi.
Ho fumato un pacchetto da dieci in un'ora.
Ritorno a casa con la fiducia riposta dalle sue mani nelle mie. Ritorno a casa sotto la pioggia. Non è un addio è un arrivederci.
I suoi occhi, i suoi occhi, li vedo dovunque poggio lo sguardo assorto.
Sapere di esistere e vivere allo stesso ritmo di respiro e non poterlo farlo insieme è un suicidio. Ho scelto di suicidarmi prima che il crimine lo commettesse il tempo a sciupare questo ardore. E' un peccato? E' il destino? E' il karma? Sono io?
Le cose succedono, non avevo mai incontrato finora nessuno.
A casa mangiamo tra le candele un buon cous cous con patate, zucchine, melanzane, peperoni e carote. La buona S. è tanto cara e premurosa. La cena si accompagna a un barbera frizzante che si dissolve come l'acqua. Il progetto eccitante per la serata era vedere un film dopo aver portato fuori Sisma (adorabile cagnaccia, dolce e malinconica).
DEGRADO E DEGENERO.
In M. ho trovato il compagno di sbronze.
La signorina tequila accalorata per via della presenza del tabasco, ci dilata il gotto. Avidi di far vivere solo lo zeigst che è in noi, chiamiamo i nostri amici Jack, Glen, Grant, Giovanni Peroni, e Jhonny. Bighelloniamo per tutta Siena, importuniamo molte ragazze. E con il cappuccio nero in testa, il mio giacchetto di pelle torvo giro, parlo, chiedo, incuriosisco, e rifletto che l'alcool non mi disinibisce, perchè io sono già vino.
Se la nebbia mi offuscava la vista, il tabasco è riuscito a far scorrere meglio i battiti, di questo caldo rosso e promettente Ottobre.
Nebbia e tabasco.
mercoledì 2 ottobre 2013
Lesson number One: I understod menomanto instead sei meno amato.
Il peso del l'aria sullo stomaco è un macigno che ho sopportato per molto tempo.
Ho pensato, incontrando di nuovo la mercante di "arie d'oriente", che aiutarla a portare il fardello non sarebbe più stato come il mese delle ciliegie.
MI SONO MALEDETTAMENTE SBAGLIATO.
Digrigno i denti in una smorfia per farmi luccicare gli occhi. Lo stagno che faccio colare non si attacca neanche al pavimento. Cade pesante senza far alcun eco. Mentre sgorga dalla sclera, sembra bruciare ogni dolore, e la smorfia di patimento non aiuta a farla colare del tutto.
Stomaco pieno d'aria.
Stringo i pugni e sento il cuore battere. Tra i polpastrelli morbidi e rugosi, cerco di decifrare il ritmo che accompagna il mio affannoso respiro di fumi di saldature.
Non vivo in questo mondo mi ripeto. Il coraggio non mi manca perchè si può rimediare ad ogni sbaglio, l'umiltà non mi manca perchè accolgo tutto con riflessione autocritica.
La mia mente è sballottata, senza ragione cerca di carpire colori, indizi. Annuso come un segugio senza padrone dove può essere la mia preda. Dentro di me combattono tempeste e rose dei venti, i fiati e lo scontro in petto si sviscera in un semplice sospiro.
Come un cane quando non c'è più il padrone. Aspetto.
E' questione di tempo han detto. E' questione di fiducia han detto. E' questione di tempismo e chimica han detto.
Io sono arrivato con la primavera per far germogliare un gelsomino, sono rimasto d'estate senza cercare per ricevere calore per non sgualcire il gelsomino. All'ombra di uno scoglio, filtravo l'acqua di mare per piangere sale. E' autunno, il terpore dei pomeriggi senesi, rossi, sta mettendo a dura prova la mia resistenza di questo caldo autunno.
...............................................................................................................................................
Lingua inglese.
Alison sembra una vecchian di quelle ritratte nei libri di scuola delle elemetari, negli esercizi dove si deve scegliere il suo sorriso a che festività appartiene.
Pensavo peggio.
Lesson number One: I understod menomanto instead sei meno amato.
Ho capito che sei meno amato anzichè menomato, per dedurre se sei meno amato ti senti menomato.
Ho pensato, incontrando di nuovo la mercante di "arie d'oriente", che aiutarla a portare il fardello non sarebbe più stato come il mese delle ciliegie.
MI SONO MALEDETTAMENTE SBAGLIATO.
Digrigno i denti in una smorfia per farmi luccicare gli occhi. Lo stagno che faccio colare non si attacca neanche al pavimento. Cade pesante senza far alcun eco. Mentre sgorga dalla sclera, sembra bruciare ogni dolore, e la smorfia di patimento non aiuta a farla colare del tutto.
Stomaco pieno d'aria.
Stringo i pugni e sento il cuore battere. Tra i polpastrelli morbidi e rugosi, cerco di decifrare il ritmo che accompagna il mio affannoso respiro di fumi di saldature.
Non vivo in questo mondo mi ripeto. Il coraggio non mi manca perchè si può rimediare ad ogni sbaglio, l'umiltà non mi manca perchè accolgo tutto con riflessione autocritica.
La mia mente è sballottata, senza ragione cerca di carpire colori, indizi. Annuso come un segugio senza padrone dove può essere la mia preda. Dentro di me combattono tempeste e rose dei venti, i fiati e lo scontro in petto si sviscera in un semplice sospiro.
Come un cane quando non c'è più il padrone. Aspetto.
E' questione di tempo han detto. E' questione di fiducia han detto. E' questione di tempismo e chimica han detto.
Io sono arrivato con la primavera per far germogliare un gelsomino, sono rimasto d'estate senza cercare per ricevere calore per non sgualcire il gelsomino. All'ombra di uno scoglio, filtravo l'acqua di mare per piangere sale. E' autunno, il terpore dei pomeriggi senesi, rossi, sta mettendo a dura prova la mia resistenza di questo caldo autunno.
...............................................................................................................................................
Lingua inglese.
Alison sembra una vecchian di quelle ritratte nei libri di scuola delle elemetari, negli esercizi dove si deve scegliere il suo sorriso a che festività appartiene.
Pensavo peggio.
Lesson number One: I understod menomanto instead sei meno amato.
Ho capito che sei meno amato anzichè menomato, per dedurre se sei meno amato ti senti menomato.
martedì 1 ottobre 2013
Parte 1
Con la mia bella felpa giallo crema, morbida di pulcino e il mio giacchetto, esco con l'aria fresca.
Fischiettando.http://www.youtube.com/watch?v=6kl-BiYhCCw
In biblioteca, a Fieravecchia, mi manca ultimamente rincontrare i soliti volti, ma allo stesso tempo sono contento di vedere le nuove leve: le maticole.
Sembrano svegli, sono curiosi e sono piccoli. (Piccoli per cosa?)
Ero in attesa di un messaggio , sapete uno di quelli che arriva e allieva poi il passare del tempo, che sembra non esistere e noioso.
Tutto tace. Tutto tace. Tutto tace.
Il rancore non aiuta a vivere serenamente, la incontro e le do la possibilità di spiegarsi. Ho sempre avuto ragione, ma vabene così ognuno di noi ha il suo modo di vivere le emozioni e interpretare le sensazioni. SI è scusata, ho accettato le scuse e sono andato via.
Il rancore non aiuta a vivere serenamente, la incontro e le do la possibilità di spiegarsi. MI offre di passeggiare, la susa per chiedermi ancora e ancora spiegazioni. Rifiuto, inventandomi che mi fa male il mignolo della mano.
La matricola se la conosoci la eviti.
Mensa Bandini. Certi soggetti andrebbero filmati. Avolte alcuni sembrano più soli della solitudine, con il loro panino monoporzione che prendono e non mangiano, con la loro busta di latte e un solo contorno.
Sto per tornare a casa. Intravedo una chioma angelica ricciolona, e un sisma al guinzaglio, è il mio compagno M.. Mi ha fatto piacere che abbia ripercorso i posti che frequento per cercarmi.
Decidiamo di festeggiare il 30 settembre.
Passeggiamo, godendo della luce dei lampioni riflessa nell pozzette d'acqua lungo via di pantaneto, Croce del Travaglio, il diacceto, PIazza del campo, Via duprè.
L'orto dei tolomei ieri sembrava la mia irlanda umida di muschio e fitta di nebbia tra le stelle. L'intuito bisogna ascoltarlo. L'ho cercata.
Fischiettando.http://www.youtube.com/watch?v=6kl-BiYhCCw
In biblioteca, a Fieravecchia, mi manca ultimamente rincontrare i soliti volti, ma allo stesso tempo sono contento di vedere le nuove leve: le maticole.
Sembrano svegli, sono curiosi e sono piccoli. (Piccoli per cosa?)
Ero in attesa di un messaggio , sapete uno di quelli che arriva e allieva poi il passare del tempo, che sembra non esistere e noioso.
Tutto tace. Tutto tace. Tutto tace.
Il rancore non aiuta a vivere serenamente, la incontro e le do la possibilità di spiegarsi. Ho sempre avuto ragione, ma vabene così ognuno di noi ha il suo modo di vivere le emozioni e interpretare le sensazioni. SI è scusata, ho accettato le scuse e sono andato via.
Il rancore non aiuta a vivere serenamente, la incontro e le do la possibilità di spiegarsi. MI offre di passeggiare, la susa per chiedermi ancora e ancora spiegazioni. Rifiuto, inventandomi che mi fa male il mignolo della mano.
La matricola se la conosoci la eviti.
Mensa Bandini. Certi soggetti andrebbero filmati. Avolte alcuni sembrano più soli della solitudine, con il loro panino monoporzione che prendono e non mangiano, con la loro busta di latte e un solo contorno.
Sto per tornare a casa. Intravedo una chioma angelica ricciolona, e un sisma al guinzaglio, è il mio compagno M.. Mi ha fatto piacere che abbia ripercorso i posti che frequento per cercarmi.
Decidiamo di festeggiare il 30 settembre.
Passeggiamo, godendo della luce dei lampioni riflessa nell pozzette d'acqua lungo via di pantaneto, Croce del Travaglio, il diacceto, PIazza del campo, Via duprè.
L'orto dei tolomei ieri sembrava la mia irlanda umida di muschio e fitta di nebbia tra le stelle. L'intuito bisogna ascoltarlo. L'ho cercata.
lunedì 30 settembre 2013
Le vent e Cri
Questa mattina. Il grigio arrugginiva di già i miei pensieri, Siena nella pioggia sei un torpore. Mi sono svegliato, oppure pensavo di esser sveglio, perchè continuavo a sognare ancora da due giorni il sapore del biondo cenere. Un sorriso mi mantiene a letto a aggrovigliare le caviglie, una parte di me vive sempre ai Servi.
Questa mattina, lei dice, che è davvero magica.
Questa mattina, lei dice, che è davvero magica.
Se chiudo gli occhi mi appare, tra il vento e la rugiada. Sorride e sa entrare lei nei cerchi della mia anima. Quel cerchio perfetto di occhio castano.
Posso solo guardarla e pensare a quanto sono morbide e di miele le sue labbra.
Ai Servi ero servo dei suoi baci. immerso nel vortice dei panorami dei giorni addietro.
Volteggiavamo, danzavamo, caminavamo camminando sull'oceano.
Blu, viola e crespe di spuma lasciavano le nostre caviglie bagnate e scivolavamo in sguardi che solo a ricordarli mi trema il cuore.
Mi prendeva il volto e mi carezzava, come se fossi cosa preziosa. Lei illuminava il mio brillo sguardo e in quel preciso istante ho immortalato che eravamo noi a vivere e regnare in quell'anglo di mondo.
Quell'angolo ci appartiene e gli dei ci invidiano.
Nè amore nè lussuria, noi esuliamo da tutto e tutti non abbiamo nome, veleggiamo dove e come vogliamo.
Scarabocchiamo nell'acqua, penneliamo le nuvole e accendiamo le stelle.Vorrei intingere le sue ciocche bionde per intarsiare il suo nome nel petto. Quel petto che mi scavava vogliosa, tanto quanto me.
So che possiamo andare dove vogliamo. Baci insaziabili, insaziabili pretendevano con morsi questo ballo, viviamo nel nostro ritmo. un bacio, un andamento sarebbe finito tutto per aspettare ancora poi, il caso
Il caso dell'incontro, dell'ogni volta come se fosse sempre la prima con lei, di ogni volta di ogni volta: ogni volta il primo bacio.
Volteggiavamo, danzavamo, caminavamo camminando sull'oceano.
Blu, viola e crespe di spuma lasciavano le nostre caviglie bagnate e scivolavamo in sguardi che solo a ricordarli mi trema il cuore.
Mi prendeva il volto e mi carezzava, come se fossi cosa preziosa. Lei illuminava il mio brillo sguardo e in quel preciso istante ho immortalato che eravamo noi a vivere e regnare in quell'anglo di mondo.
Quell'angolo ci appartiene e gli dei ci invidiano.
Nè amore nè lussuria, noi esuliamo da tutto e tutti non abbiamo nome, veleggiamo dove e come vogliamo.
Scarabocchiamo nell'acqua, penneliamo le nuvole e accendiamo le stelle.Vorrei intingere le sue ciocche bionde per intarsiare il suo nome nel petto. Quel petto che mi scavava vogliosa, tanto quanto me.
So che possiamo andare dove vogliamo. Baci insaziabili, insaziabili pretendevano con morsi questo ballo, viviamo nel nostro ritmo. un bacio, un andamento sarebbe finito tutto per aspettare ancora poi, il caso
Il caso dell'incontro, dell'ogni volta come se fosse sempre la prima con lei, di ogni volta di ogni volta: ogni volta il primo bacio.
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